Spettacoli

La tavola e il potere. In vino veritas, in cibo identitas

di e con GIAN ANTONIO STELLA (voce narrante)
e con GUALTIERO BERTELLI (voce, chitarra, fisarmonica)
e PAOLO FAVORIDO (pianoforte), RACHELE COLOMBO (percussioni, voce), GIUSEPPINA CASARIN (voce), DOMENICO SANTANIELLO (contrabbasso, violoncello)
con la partecipazione di MAURIZIO CAMARDI (sassofoni, duduk, flauti etnici)

Testi di Gian Antonio Stella
Ricerca musicale e arrangiamenti creati collettivamente
Canzoni originali di Gualtiero Bertelli e Rachele Colombo
Una produzione Gershwin Spettacoli

Più cibo hai e offri, più potente dimostri di essere. L’analisi del potere attraverso una vera lente rivelatrice, quella del rapporto fra i potenti e il cibo. Perché succede spesso che questi si autodefiniscano e si autocelebrino tali attraverso cosa e come mangiano. Gian Antonio Stella, giornalista e scrittore di uno dei libri che ha riscosso più successo negli ultimi anni, La Casta, presenta a Padova in prima nazionale lo spettacolo “La Tavola e il Potere: in vino veritas, in cibo identitas” accompagnato come sempre dal cantautore Gualtiero Bertelli e dai musicisti della Compagnia delle Acque.
Attraverso un excursus storico, dai pranzi di Cavour al ristorante Il cambio – «Oggi abbiamo fatto la storia, adesso andiamo a mangiare», disse il 26 aprile 1859, dopo aver deciso la guerra all’Austria – alle cene di Bossi ad Arcore davanti a piatti rigorosamente senza aglio cucinati dal cuoco Michele, dalle sardine sotto sale con pan carré offerte dallo stesso Senatur a D’Alema e Buttiglione prima del «ribaltone» fino ai torroncini e alle mozzarelline elettorali di Alessandrina Mastella, la politica italiana è strettamente legata alla tavola.

La storia insegna che tavola gli accordi si prendono più facilmente. Ripercorrere questa storia «attovagliata», magari mettendo a confronto la sobrietà dei padri costituenti (Dossetti, Lazzati, La Pira, Fanfani tanto per citarne alcuni) che vivevano come monaci nella «comunità del porcellino» e le cene di oggi spesso nei ristoranti più sfarzosi, vuol dire ricostruire anche le vicende politiche del Paese.
E’ un tema, quello dei modi a tavola e della sociabilité o della sua negazione, che attrae l’attenzione di filosofi, antropologi, storici, sociologi. Ma sin dall’antichità, e nelle più diverse culture, i modi di assumere cibo erano ritenuti capaci di rivelare le attitudini individuali e sociali dentro una comunità. In molte culture, fra le quali quella occidentale, il fatto che la bocca sia sede della produzione di parola e dell’assunzione di cibo ha reso ancor più simbolico tale rapporto, soprattutto per gli strati più alti e potenti della società.
«Il banchetto è sempre stato il cuore della nostra esistenza – ha continuato Stella – e se è vero che in vino veritas in cibo identitas: le ordinanze anti kebab e il polentone contro i fast food sono un modo per ribadire l’adesione ai valori della tradizione alimentare e quindi per emarginare chi non li condivide».